Nuova Zelanda

10 anni senza Oriana Fallaci

Stamattina Mattia mi ha accompagnata al lavoro e poi ha portato l’auto a fare la revisione. Non ci ha messo molto e io in quasi 3 orette avevo finito di lavorare. C’erano solo tre stanze da pulire. Oggi il tempo non era super e per pranzo abbiamo deciso di andare all’indiano e l’abbiamo trovato pieno di clienti. Sara’ stato l’orario, solitamente la gente qui non pranza oltre le 12! Comunque e’ dato dal fatto che e’ uno dei luoghi piu’ economici in cui mangiare e visto che dobbiamo ancora fare la spesa e di mangiar fagioli e gallette di riso non avevamo voglia, abbiamo optato per un buon piatto indiano. Li abbiamo praticamente provati quasi tutti possiamo dire!😁 Quando siamo tornati io mi sono fatta la doccia e mi poi una dormita. Eh si ne avevo bisogno lo dico. Gia’ da qualche mattina mi sveglio alle 5 perche’ quando so che devo lavorare, il mio orologio biologico mi impedisce di prolungare il sonno fino all’ultimo minuto fruibile. E’ anche un pregio se vogliamo, sono sempre io a svegliare Mattia, che venendo a letto tardi, vorrebbe starsene a dormire.😴

Ho dormito 3 ore comunque.😉Poi mi sono messa a cercare possibili itinerari in terra italiana per Sonia, la cameriera indiana, cosi che quando decidera’ di visitare la Bella Italia sapra’ almeno come muoversi e cosa vedere. Ha a disposizione un mese di tempo.

Altra cosa, ho contattato questo sito:

http://indiainout.com/

cosi da poter chiedere una collaborazione offrendo dei miei articoli riguardanti l’India. Ho ricevuto una telefonata su Skype dall’ideatore del sito che appunto mi ha confermato la collaborazione gratuita ma che fara’ avere visibilita’ ai miei articoli. Cosi gia’ ne ho inviato uno che scrissi proprio quando ero in India. Sapete, scrivere di sana pianta qualcosa riguardo un luogo in cui attualmente non siete ma che avevate visitato, non e’ cosi semplice, perche’ manca la stessa ispirazione e lo stesso “tessuto” che state vivendo invece da un’altra parte. Quindi credo gli mandero’ articoli che avevo gia’ scritto, in modo che altri possano leggerli. Scrissi parecchio in India, talvolta in modo molto poetico, ma qui in NZ non ho la stessa vena, mi spiace.

A proposito di scrivere articoli e giornalismo, oggi ricorrono 10 anni dalla morte di Oriana Fallaci, celebre scrittrice tanto ammirata, criticata e discussa. Ho letto alcuni suoi libri e trovo molte similitudini con lei, come ad esempio il voler dire cio’ che penso nonostante non sia popolare, il voler sapere la verita’ SEMPRE e voler far conoscere anche agli altri cio’ che penso, cosi da creare condivisione e dialogo. Desidero quindi condividere con voi tre delle frasi che rappresentano Oriana:

“Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”

“Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie… lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.”

“Risponderò in stile minigonna, cioè in modo abbastanza lungo da coprire l’argomento e abbastanza breve da renderlo interessante.”

Per renderle omaggio ho messo la sua foto nella testata dell’articolo. Diceva le cose con schiettezza, non le importava delle critiche, ha sempre vissuto come credeva fosse giusto e non si e’ mai piegata ai poteri forti. Ha sofferto molto nella sua Vita ma non ha mai permesso che questo fosse causa di arrendevolezza, ma anzi di infinite lotte perche’ la Verita’ vincesse sempre e le persone acquisissero coscienza.

Nel caso non l’avessi gia’ condiviso, ecco un suo scritto riguardo ai 30 anni, la nostra eta’, condivisibile anche da chi ne ha di meno o di piu’. Credo veramente che l’ultima frase sia molto eloquente…i giovani d’oggi sono “spenti”.

«Io mi diverto ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com’è che in voi non è così? Com’è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v’hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna? La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d’essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone. Ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umilità, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi? O il Sistema vi ha già piegato, inghiottito? Sì, dev’esser così»

Oriana Fallaci

[Il sole muore, 1965 Rizzoli]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...