Nuova Zelanda

All’avventura

Consegna avvenuta del contratto firmato e ora siamo ufficialmente assunti! Evviva! Wilson inoltre è una persona davvero umile, ci ha pure detto che sono ammessi i 10 minuti di ritardo e che il primo giorno di lavoro possiamo arrivare alle 10 di mattina piuttosto che alle 9 come solito. Iniziamo martedì (pioggia permettendo), ci siamo diretti in città per farci dare l’estratto conto da presentare all’ufficio richiesta del numero IRD che costa 1$ l’uno e abbiamo pranzato a 10$ pranzo di lavoro, al ristorante indiano. Ho notato di aver scritto già tre volte 10…

Nel pomeriggio abbiamo terminato la parte burocratica compilando l’IRD e consegnandolo. La fotocopia della carta d’identità italiana non gli interessava nemmeno, a volte si preparano tante fotocopie e magari non servono. È stata gentile l’impiegata perché ha avuto pazienza a darci spiegazioni. Così abbiamo terminato definitivamente la parte modulistica e burocratica.

Essendo solo le 16 e il pomeriggio ancora lungo abbiamo pensato di fare un giro al Te Puna Quarry Park, peccato che già il sole nel frattempo si fosse nascosto. Il parco a una prima occhiata si presenta come una foresta fitta ma non pensi ci siano sentieri tanto impervi all’interno, resi ancora più impervi da pioggia e fango che rendono tutto più scivoloso e fangoso, come è capitato a noi,  cominciando con una pioggia fine e poi forte, all’inizio eravamo riparati dalle grosse foglie di felci che qui abbondano ma poi si è fatta piu forte e così siamo rincasati fradici.

Fosse solo questo…ho rischiato di cadere nel pantano, perché non avevo le calzature più adatte. Diciamo che non pensavo che chiamandosi parco, in realtà si presentasse una selva con sentierini traditori. Così io sono rimasta in ciabatte da oggi e pure in mezzo alla foresta. Immaginate come sono tornata. Dritta in doccia molto calda e stravolta. Mattia lo stesso, però aveva le scarpe adatte quindi si è sporcato meno. Sembravamo due sopravvissuti alla Robinson Crusue. E pensare che non ce l’ha fatto fare nessuno,  scelta nostra di visitare il parco. Ancora più azzeccata se pensiamo che iniziando a piovere quasi subito, non abbiamo pensato di fare subito marcia indietro, fortunatamente siamo arrivati a un punto del sentiero piuttosto difficile, con una discesa molto fangosa, così abbiamo rifatto il sentiero per tornare all’auto, senza proseguire, dato che stava facendo buio. Ammettiamolo: abbiamo provato un pò di paura. E meno male che almeno animali pericolosi non c’erano. E io che mi sono ripromessa, dopo le foreste indiane, di non inoltrarmi più in sentieri difficili 😕 . Non succederà piu.

Già in India infatti, mi ero scalata un monte di oltre 2000 mt con indosso le ballerine quando tutti gli altri erano super attrezzati. Ma non sapevo ancora che la parola trekking consisteva in percorsi non sempre amichevoli. Va bene, esperienze anche queste, l’importante è essere tornati sani e salvi. E potervelo raccontare.

Ora raffreddata e stanca vi saluto, Mattia ha appena finito la doccia e poi ci metteremo a cena (ma chi ha fame?😯). A domani gente🐔

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